
Tra le esperienze mistiche più alte e misteriose della tradizione cristiana, la trasverberazione di Santa Teresa d’Avila occupa un posto unico. Questo evento, narrato dalla Santa nel suo capolavoro Libro della Vita, è una reale esperienza spirituale di unione profonda tra l’anima e il suo Creatore. Santa Teresa, con linguaggio semplice e ardente, descrive ciò che visse in uno stato di rapimento mistico, nel quale Dio le fece sentire in modo tangibile la potenza trasfigurante del Suo amore.
“Mentre ero in questo stato, piacque a Dio di favorirmi a più riprese con la seguente visione. Vedevo vicino a me, al lato sinistro, un angelo in forma corporea. È raro che veda gli angeli in questo modo. Parecchi me ne sono apparsi, ma li ho sempre visti nella maniera che ho detto parlando della visione più sopra. Questa volta piacque al Signore di farmelo vedere così. Non era grande, ma piccolo e molto bello: all’ardore del volto pareva uno di quegli spiriti sublimi che sembra si consumino tutti in amore, e credo si chiamino Cherubini. Essi non mi dicono mai come si chiamano; ma vi è tanta differenza tra certi angeli e certi altri, e tra l’uno e l’altro di essi, che non saprei come esprimermi.
Quel Cherubino teneva in mano un lungo dardo d’oro, sulla cui punta di ferro sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, cacciandomelo dentro fino alle viscere, che poi mi sembrava strappar fuori quando ritirava il dardo, lasciandomi avvolta in una fornace di amore. Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire nei gemiti di cui ho parlato più sopra, ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine e di cercare altro diversivo fuori che in Dio.
Benché non sia un dolore fisico ma spirituale, vi partecipa un poco anche il corpo, anzi molto. Allora tra l’anima e Dio passa come un soavissimo idillio. E io prego la divina bontà di farne parte a coloro che non mi credessero.”
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1582, il corpo della Santa fu ritrovato incorrotto, come se il fuoco divino che l’aveva consumata in vita avesse preservato la sua carne dal tempo.
Durante la ricognizione, i religiosi e i medici che vi presero parte, mossi da riverenza e da profonda emozione, constatarono un segno inspiegabile: nel cuore di Teresa era visibile una vera ferita, profonda e netta, proprio nel punto in cui la Santa aveva detto di essere stata colpita dal dardo dell’angelo.
Quel cuore, fragile e terreno, conservava l’impronta del mistero eterno che lo aveva toccato e la ferita dell’anima divenuta ferita del corpo era testimonianza viva di un incontro reale tra il Cielo e la creatura.
Così, la trasverberazione di Santa Teresa si rivela al tempo stesso mistero interiore e segno visibile.
In quella ferita d’amore si manifesta il cuore stesso del Vangelo, solo chi si lascia trafiggere dall’Amore può gustare la beatitudine più pura, quella che nasce dall’essere interamente posseduti da Dio.
Teresa d’Avila, trafitta e trasfigurata, diventa così immagine viva dell’anima che, arresa all’Amore, non muore nel dolore, ma rinasce nella fiamma della divina tenerezza.