C’è un luogo nel Salento, nella città di Gallipoli, in cui si mescolano fede, bisogno materiale e un gesto soprannaturale. È il monastero di Santa Teresa.

Tra le tante pietre e cose sacre, questo monastero porta nel cuore un evento straordinario che risale alla notte fra il 15 e il 16 gennaio 1910: un miracolo che, nei fatti, è più una visione – o un’apparizione in sogno – che ancora oggi viene ricordata con devozione.

All’inizio del Novecento, come tanti edifici ecclesiastici del Meridione d’Italia, anche il monastero carmelitano di Gallipoli soffriva gravi difficoltà economiche. Le leggi italiane successive all’Unità imponevano pesanti tributi e la comunità correva il rischio di non sopravvivere.

Nel 1909 il bilancio della comunità risultava in rosso: un debito ammontato a trecento lire, cifra allora non indifferente.

In quei giorni angosciosi, la priora del monastero Madre Carmela iniziò un triduo di preghiera alla Santa Trinità, invocando l’intercessione di suor Teresa di Lisieux, detta Teresina, che all’epoca non era ancora conosciuta come santa in tutta la Chiesa.

Nella notte conclusiva del triduo, Madre Carmela, inferma e febbricitante a causa di una pleurite, ebbe un’esperienza che le cambiò la vita.

Secondo i resoconti, verso le prime ore del mattino, avvertì come se qualcuno la toccasse sul petto, per svegliarla o portarle conforto. Ella, ancora avvolta dal sudore e dalla febbre, disse:
«Lasciatemi, poiché sono tutta sudata».

Una voce femminile rispose allora:
«Non temete, ciò che faccio è per il vostro bene, non per il vostro male».

Poi aggiunse:
«Dio si serve indifferentemente degli esseri del cielo come di quelli della terra: ecco, io vi porto cinquecento lire per sovvenire ai bisogni della vostra comunità».

Madre Carmela, sorpresa, rispose che il debito era soltanto di trecento lire. La voce, con calma, replicò che non importava, le banconote restanti sarebbero servite ad altre necessità della comunità.

Fu allora che la figura precisò di non essere Santa Teresa d’Avila, come la priora inizialmente aveva pensato, ma la serva di Dio Teresa di Lisieux.

Prima di congedarsi, aggiunse parole che restarono impresse:
«La mia via è sicura. Non mi sono sbagliata seguendola».

Al risveglio, Madre Carmela si recò verso la cassetta delle offerte e con grande meraviglia vi trovò realmente cinquecento lire in banconote.

La comunità non tenne nascosto l’evento e la relazione dettagliata fu inviata alla diocesi e poi a Roma. Il miracolo di Gallipoli divenne parte integrante della documentazione nella causa di beatificazione e canonizzazione di Teresa di Lisieux.

Due elementi furono considerati particolarmente significativi:

  1. L’identificazione precisa della figura come Teresa di Lisieux, ancora non canonizzata.
  2. Le parole di congedo, che confermavano la validità della sua “piccola via” di semplicità e fiducia.

Il miracolo di Gallipoli fu discusso nei processi e contribuì alla canonizzazione di Teresa nel 1925. Oggi la giovane carmelitana francese è venerata come santa e Dottore della Chiesa.

Questo episodio rimane un segno di consolazione e di speranza. Per la comunità carmelitana di Gallipoli non fu solo un sollievo economico, ma una conferma spirituale che la via della fiducia semplice, della piccolezza e dell’abbandono a Dio è davvero una strada sicura.

Negli anni, la memoria di quel fatto è rimasta viva. Nel centenario, nel 2008, Gallipoli accolse le reliquie di Santa Teresina con grandi celebrazioni. E ancora oggi il monastero continua la sua vita di preghiera, custodendo nel silenzio la memoria di quella notte straordinaria in cui il cielo visitò la terra.

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