
Il 26 settembre la Chiesa celebra la memoria dei santi Cosma e Damiano, fratelli, medici e martiri che hanno lasciato un segno luminoso nella storia del cristianesimo. Vissuti probabilmente in Siria nel III secolo, esercitavano l’arte medica non come semplice professione, ma come missione di amore verso i fratelli, curando gratuitamente chiunque si presentasse a loro. Per questo motivo furono chiamati “anárgyroi”, cioè “senza denaro”.
La loro fama non derivava solo dalle abilità mediche, ma soprattutto dal modo in cui praticavano la loro professione: ogni paziente era visto come un figlio di Dio, indipendentemente dalla condizione sociale. Non chiedevano ricompense materiali, perché la loro ricchezza era Cristo stesso.
Cosma e Damiano subirono il martirio durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Rimasero saldi nella fede e preferirono perdere la vita piuttosto che rinnegare Cristo. Oggi vengono venerati come patroni dei medici, dei farmacisti e di tutti coloro che si prendono cura dei malati.
Gratuità contro mercificazione
La loro testimonianza ci interroga profondamente anche oggi. La medicina moderna ha compiuto progressi straordinari, salvando milioni di vite, ma al tempo stesso non possiamo ignorare una realtà dolorosa: la salute non sempre è accessibile a tutti. Cure costose, sistemi sanitari sovraccarichi o privatizzati, disparità tra ricchi e poveri rischiano di trasformare il diritto alla cura in un privilegio per pochi.
Eppure, Cosma e Damiano ci ricordano che la vera missione del medico non è accumulare ricchezze, ma servire la vita. Il loro esempio ci spinge a chiedere che la medicina torni a essere prima di tutto un servizio al prossimo, senza distinzione di classe sociale.